UN FIORE DA RACCONTARE.

Quando abbiamo pensato a "Un fiore da raccontare", avevamo in mente una cosa molto semplice: ascoltare le storie delle persone e provare a trasformarle in qualcosa che potesse raccontarle.
Abbiamo aperto un form e chiesto alla nostra community di condividere un ricordo, una persona, un momento importante. Qualcosa che, in qualche modo, potesse essere rappresentato attraverso la nostra estetica.
un fiore.
Siete arrivati in tantissimi.
Le abbiamo lette una per una, lasciandoci guidare da un criterio molto poco scientifico, ma per noi infallibile:
i brividi.
Quelle storie che, una volta lette, ti fanno fermare un secondo.
Quelle che ti rimangono addosso.
Abbiamo scelto quelle che più ci avevano emozionato:
ALESSIA
"Avevo perso me stessa.
Mi muovevo in una vita che non mi somigliava più, in una relazione che mi toglieva il respiro, tra scelte che non parlavano più di me. Mi sentivo intrappolata, come se ogni giorno fosse una replica di qualcosa che non volevo più recitare.
Ricordo una sera, ferma in macchina, le mani strette al volante. Le lacrime scendevano senza che provassi a fermarle.In quel momento mi sembrava la fine di tutto: ero vuota, confusa, sbagliata. Non abbastanza per gli altri, e forse nemmeno per me.
Poi, quando ho trovato il coraggio di scendere dall'auto, l'ho vista.
Sul balcone di un vicino, una gardenia. Stava lì, immobile sotto la pioggia, fragile eppure intatta, come se la tempesta non potesse toccarla davvero. In quell'immagine ho sentito qualcosa muoversi dentro di me. Era un segno, o forse solo la mia anima che tornava a parlarmi sottovoce.
Ho capito che anche io potevo resistere, che la fragilità non è debolezza ma una forma di forza.
Quella sera, senza rendermene conto, ho iniziato a scegliere me. E da allora, ogni volta che vedo una gardenia, ricordo che anche dopo la pioggia la vita sa rifiorire. "
-Alessia Piane | Gardenia.
ANNA
"Rinascita.
La mia parola è rinascita.
Penso al fiore di loto, che cresce nel fango eppure trova la forza di aprirsi alla luce. lo sono quel fiore.
Da ragazza ho conosciuto l'ombra: le parole taglienti, il giudizio degli altri, il dolore di non sentirmi mai abbastanza. E poi un'operazione, le cicatrici che porto ancora, segni di battaglie silenziose, di fragilità e coraggio intrecciati.
Poi è arrivato lui.
Ha visto oltre, dove io non riuscivo più a guardare. Mi ha amata così com'ero, e con il suo amore mi ha insegnato a fiorire di nuovo. E quando è nato nostro figlio, ho capito che il cuore può davvero espandersi fino a contenere il mondo intero. Lui è la mia luce nuova, il mio piccolo miracolo.
Oggi so che l'amore salva.Mi ha raccolta dalle acque torbide e mi ha riportata alla superficie, dove finalmente posso respirare, e sbocciare.
Loro, mio marito e mio figlio, sono la mia rinascita, la prova che anche dal dolore può nascere la più pura delle bellezze. "
-Anna Volpe | Fiore di Loto.
CHIARA
"Purtroppo la mia infanzia non è stata facile.
I miei genitori li vedevo raramente e vivevo con i miei nonni. La solitudine era la mia compagna più fedele: mi sentivo sola, abbandonata, non voluta.
Non capivo perché non potevo stare con loro, e quel vuoto sembrava infinito.
Mio nonno aveva un giardino meraviglioso, pieno di rose rosse, rosa, e soprattutto dellesplendide "belle di notte". Quello che mi affascinava era che bisognava aspettare il tardo pomeriggio per vederle aprirsi, svelare la loro bellezza silenziosa e potente. E quando finalmente sbocciavano, erano semplicemente incantevoli.
Fu allora che decisi di imparare ad aspettare anch'io.
Decisi che avrei trasformato il vuoto e la tristezza dentro di me in qualcosa di bello.
Oggi disegno e creo: non solo per piacere, ma per lasciare un segno, qualcosa che racconti di me e del mio percorso. Disegno per aiutare le persone a ricordare che, anche dal dolore, può nascere qualcosa di prezioso e luminoso.
Basta avere pazienza e saper aspettare il proprio momento, proprio come le belle di notte."
-Chiara Montella | La bella di notte.
ELISA
"La mia mamma si chiama Giuseppina, però tutti la chiamano Giusi. Non è molto alta però neanche bassa, è magra ma non troppo, le sue mani sono screpolate perché è abituata a cucinare. La sua faccia è ovale e di colore rosa, i suoi occhi sono di colore marrone chiaro, i suoi capelli sono di colore rosso e un po' nero. Di lavoro fa la geometra. Si arrabbia spesso perché i miei fratelli la fanno arrabbiare, però è dolce."
Ricordo quando, alle elementari, scrivevo temi come "Descrivo una persona a me cara". Allora mi sembravano esercizi inutili, ma oggi quei quaderni sono tesori.
Chiudo gli occhi e sento i suoi abbracci, la sua risata, il modo in cui i suoi occhi mi guardano.
La mia mamma amava i fiori.
Il nostro giardino era un piccolo universo di colori, e tutti i suoi gioielli portavano tracce di quella passione. lo custodisco quell'amore gelosamente, lasciando in silenzio un fiore per ogni tappa della mia vita, come se fosse lei a dedicarmelo.
Tra poco mi sposo, e i vostri orecchini mi accompagneranno durante tutta la giornata. Ogni fiore dell'allestimento: gigli, calle, lisianthus, sarà un omaggio a lei, presente anche senza esserci fisicamente.
Spero di diventare una mamma dolce come Giusi, capace di insegnare alle mie figlie ad amarsi, a riconoscere il loro valore e a custodire con cura ciò che di più prezioso hanno dentro.
La mia mamma è un dono."
-Elisa Lanfranchi | Cala.
FRANCESCA
"Ti racconto la nostra storia... è iniziata al liceo.
lo e lui siamo cresciuti praticamente insieme, tra compiti, risate e quei primi sguardi che non sai nemmeno se sono curiosità o qualcosa di più.
All'inizio non era semplice: le nostre famiglie non vedevano di buon occhio la cosa, e all'epoca sembrava un problema enorme. Così siamo stati due ragazzini innamorati in segreto, vivendo la nostra piccola avventura clandestina. Poi sono partita per studiare lontano, e sembrava che tutto dovesse finire.
Ma il cuore è testardo.
Non riuscivamo a smettere di pensare l'uno all'altra. Abbiamo provato a frequentare altre persone, a lasciarci andare... ma niente funzionava. Il pensiero di lui tornava sempre, come un richiamo.
C'è stato un momento difficile, soprattutto per me, con un periodo di ansia che ci aveva allontanati. Eppure, dopo mesi di distanza, abbiamo capito una cosa semplice e bellissima: non possiamo fare a meno l'uno dell'altra.
Nonostante le differenze e i caratteri opposti, condividiamo gli stessi sogni e la stessa voglia di costruire qualcosa insieme.
Dal 2019 non ci siamo più lasciati.
Abbiamo comprato la nostra prima casa e ogni giorno scegliamo di continuare questo viaggio insieme.
Il nostro fiore è il garofano: forte, resistente, intenso.
Proprio come il nostro amore, capace di sbocciare anche dopo le tempeste."
-Francesca Trucca | Garofano.
FRANCESCO
"Ad Ale, delicata e bella come un lisianthus, capace di illuminare ogni mio giorno.
Ci sono stati giorni in cui mi sono sentito completamente perso. Alzarmi la mattina era una fatica enorme, come se tutto il peso del mondo gravasse solo sulle mie spalle.
Rientrato a casa, mi chiudevo nel silenzio, nel buio che sembrava inghiottirmi. Una notte, seduto sul letto, ho avuto la sensazione che tutto mi stesse sfuggendo, e non sapevo più come andare avanti.
Poi ho trovato l'amore.
Non una soluzione magica, ma una presenza costante: una voce che mi ricordava che non ero solo, una mano che stringeva la mia anche quando io stesso avrei voluto mollare tutto.
Con lei ho capito che la fragilità non è vergogna, ma il punto da cui può nascere una nuova forza.
E come il lisianthus, delicato e luminoso, ho imparato a sbocciare, a trovare luce anche nei momenti più bui.
-Francesco Noviello | Lisianthus.
FUTURA
"La mia storia nasce da un fiore: il gelsomino azzurro.
Da sempre, mia nonna ne coltiva un cespuglio sulla soglia di casa, nel piccolo vicolo del suo paese medievale. È il suo orgoglio, la sua carezza quotidiana al mondo. Ogni estate, quel profumo dolce riempie l'aria e colora le pietre antiche di serenità. Ogni volta che incontro questo fiore, ovunque io sia, penso a lei e anche al mio nonnino, che da poco non c'è più.In quel momento mi sembra quasi di rivederli insieme, sotto il sole, con le mani che si sfiorano tra le foglie azzurre del loro giardino.Vorrei poter portare con me un frammento di tutto questo.
Un gioiello che racchiuda il profumo, la luce e la tenerezza di quel ricordo. Qualcosa che mi leghi per sempre a mia nonna, al suo amore paziente e silenzioso, e a quel piccolo angolo di mondo dove, da bambina, ho imparato cosa significa appartenere. "
-Futura Da Rold | Gelsomino azzurro.
GIORGIA
"Ho sempre avuto un amore speciale per i girasoli. Mi trasmettono allegria, luce, quella forza semplice che riesce a risollevarti anche nei giorni più grigi.
Qualche tempo fa ho scoperto di avere l'endometriosi, una condizione cronica che inizialmente mi ha sconvolta e fatta sentire fragile. Ma poi ho scoperto che il girasole è proprio il simbolo dell'endometriosi. In quel momento ho sentito che era un segno, un messaggio silenzioso ma chiaro.
Proprio come il girasole cerca il sole ogni giorno, anche io ho imparato a rivolgermi verso la luce, a trovare forza e bellezza nonostante le difficoltà.
Questo fiore è diventato per me un promemoria: ogni giorno è un'opportunità per sbocciare, per resistere e per illuminare il mondo intorno a me."
-Giorgia Di Stefano | Girasole.
MARIAPAOLA
"Vivo a Milano, ma le mie radici sono umbre, e tutti i miei ricordi d'infanzia sono legati a una casa sul lago che i miei nonni comprarono tanti anni fa.
L'anno prossimo mi sposerò proprio lì:anche il mio fidanzato se ne è innamorato la prima volta che gliel'ho mostrata. È davvero un angolo di paradiso, e in quella casa ne sono successe di tutti i colori.
Ricordo le bancarelle improvvisate sul portico, dove vendevamo sassi colorati fatti da noi; le corse sul prato sotto gli irrigatori, che chiamavamo "schizzibagnoni"; le arrampicate sugli alberi, fingendo di essere fate o draghi invincibili. Ricordo l'albero di fichi, le more, i pinoli, le canzoni che mi insegnava la nonna, il fruscio degli alberi e il canto degli uccelli, le stelle cadenti che speravamo di scorgere ogni sera, le lucciole di maggio che trasformavano il prato in una festa di luci, i giri in barca e in bicicletta...
Ancora oggi, tornare in quella casa fa riaffiorare tutto questo: un'emozione dolce, un po' nostalgica, che riempie il cuore.
I miei nonni non ci sono più, e noi cugini siamo cresciuti, ma ogni volta che ci ritroviamo li, sembra che tutti torniamo bambini.
E tutta questa emozione la associo a un ciclamino selvatico, di quelli fucsia che crescono nel sottobosco lungo la strada che porta alla casa, sempre circondata da questi fiori.
Era il fiore preferito di mia nonna:amava raccoglierne qualcuno e lasciarlo in un piccolo vasetto nella stanza degli ospiti.Semplici e discreti, ma capaci di trasformare qualsiasi angolo in uno spettacolo di vita, proprio come quella casa, che ancora oggi vibra di ricordi e di gioia.
E quando cala il silenzio, sembra quasi strano, perché lìtutto è sempre pieno di vita. "
-Mariapaola Marianeschi | Ciclamino selvatico.
MIRIAM
"Perdere una persona a cui vuoi bene fa sempre male.
A volte il dolore arriva nei momenti più inaspettati, come alle 11 del mattino al supermercato, quando vedo un barattolo di carciofi sott’olio e realizzo che non potrò più condividerli con lui.
…Ciao Nonno.
Abbiamo passato ore in cucina, tra pentole e risate, preparando piatti semplici ma pieni di amore, Quei momenti rimangono vivi nella mia memoria: i profumi, le mani esperte, i sorrisi spontanei.
Pensando a un fiore che possa raccontare tutto questo, il calicanto viene subito in mente. Fiorisce solo d’inverno, quando tutto sembra fermo, e sprigiona un profumo intenso che si sente da lontano.
Parla di affetto, protezione e presenza silenziosa: come dire “io non ti vedo, ma so che ci sei”.
Alla fine, il calicanto è il fiore che più di tutti rappresenta questa storia: un abbraccio invisibile che ancora mi lega a lui e ai ricordi dei momenti condivisi.”
⁃ Miriam de Pasquale | Calicanto.
E da qui, è iniziato il vero progetto: conoscere chi le aveva scritte, parlare con loro, capire cosa ci fosse dietro quelle parole e trasformare insieme il loro racconto in un talismano.
Non volevamo semplicemente scegliere una storia e associarle un fiore.
Volevamo che quel fiore nascesse insieme a chi quella storia l’aveva vissuta.
Le nostre conversazioni sono iniziate attraverso videochiamate, messaggi e foto. Abbiamo fatto domande, ascoltato ricordi, cercato dettagli.

Da una parola è arrivata una forma.
Da un ricordo, un colore.
Da un significato, un fiore.
E così, poco alla volta, quelle storie hanno iniziato a prendere forma.

Ma mentre i fiori prendevano forma, nel mentre preparavamo un sorpresa.
un segreto.
Da quando abbiamo aperto Ossimoro, c’era una cosa che continuavamo a dirci:
"...prima o poi dobbiamo incontrarci."
Non sapevamo ancora come sarebbe successo.
Sapevamo soltanto che volevamo vedere dall’altra parte dello schermo le persone che stavano crescendo insieme a noi.
Per noi una community non è fatta soltanto di numeri, visualizzazioni o messaggi.
È fatta di persone.
E alcune persone, a un certo punto, vuoi conoscerle.
Così "Un fiore da raccontare" è diventato anche l’occasione che stavamo aspettando.
Il giorno in cui ci siamo incontrati.
Abbiamo scelto Casa Fiori Chiari, a Milano, uno dei nostri luoghi del cuore.

-Casa Fiori Chiari, Milano, Brera
Un posto che sentivamo già vicino al mondo di Ossimoro e che, per un giorno, è diventato la casa di questo progetto.
Abbiamo invitato le vincitrici e i vincitori e pensato a una giornata da vivere insieme, senza la necessità di riempire ogni momento di qualcosa.
Un pranzo.
Delle conversazioni.
Uno shooting.
E soprattutto, il tempo per conoscerci.
A raccontare la giornata con noi c’era Christel

Fiori D'arancio - Website
event content creator di fiducia, che ha raccolto immagini e dettagli attraverso il suo sguardo.
Ma la cosa più bella è stata vedere accadere dal vivo qualcosa che fino a quel momento era esistito soltanto attraverso uno schermo.
Le persone con cui avevamo parlato durante le call erano finalmente lì.
Abbiamo pranzato insieme, riso, parlato delle loro storie e non solo anche di cose molto importanti: serie TV, gossip e soprattutto Team Conrad o Team Jeremiah.
Le priorità.
Abbiamo visto da vicino i loro fiori, finalmente reali, e realizzato uno shooting per raccontarli.
Per ciascuno avevamo preparato anche una cartolina personalizzata.
Da una parte, il fiore.
Dall’altra, la storia che lo aveva fatto nascere.
Un piccolo pezzo di quella giornata da portare con sé.
E forse è proprio qui che "Un fiore da raccontare" ha trovato il suo significato più bello.
I social ci permettono di accorciare le distanze in pochi secondi. Ci fanno incontrare persone che probabilmente non avremmo mai conosciuto.
Ma l’artigianato ha un’altra velocità.
Quella delle mani.
Quella dell’attesa.
Quella delle cose che prendono forma lentamente.
E per una giornata abbiamo scelto quella velocità anche per noi.
Ci siamo seduti a tavola invece di scriverci.
Ci siamo raccontati a voce invece di mandarci un messaggio.
Abbiamo guardato da vicino quei fiori che, fino a qualche mese prima, erano soltanto un’idea condivisa attraverso uno schermo.
Ed è stato bello vedere quanto può cambiare una storia quando, finalmente, puoi ascoltarla dalla voce di chi l’ha vissuta.
Perché forse è questo che volevamo davvero da "Un fiore da raccontare."
Non soltanto creare dei fiori.
Ma dare alle storie un posto in cui continuare a vivere.
E adesso?
Nel 2025 abbiamo chiesto alle nostre persone di affidarci una storia.
Quest’anno, lo facciamo di nuovo.
"Un fiore da raccontare" - seconda edizione - 2026, è tornato! E con lui la voglia di ascoltare quello che ancora non conosciamo: i vostri ricordi, le persone che hanno lasciato un segno, quei piccoli frammenti di vita che possono diventare qualcosa di nuovo.
Abbiamo scelto la storia che ci ha fatto fermare.
Il ricordo che ci rimarrà dentro.
Il fiore che nascerà dalle vostre parole.
Ed è forse proprio questo il bello.
Anche se non sappiamo ancora cosa incontreremo.
Ma continueremo ad ascoltare.
Continueremo a creare.
Continueremo a cercare quel momento in cui una storia diventa un’immagine, un’immagine diventa un fiore e un fiore, finalmente, trova il modo di raccontare qualcuno.
E tutto questo, è solo grazie a voi!
A presto, fiorellini.
Con affetto, Ossimoro.